Presentazione di un'esperienza di sensibilizzazione e prevenzione al razzismo in ambito formativo
Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana. Dipartimento Scienze Aziendali e Sociali
Scuola Professionale Artigianale e Industriale. Divisione della Formazione Professionale
Pretirocinio di integrazione per ragazzi di altra lingua. Divisione della Formazione Professionale
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(Pretirocinio di integrazione per ragazzi di altra lingua)
Ambito di cultura generale
Il percorso I Svolgimento esperienza
Metodo : il fotolinguaggio
Il fotolinguaggio applicato al lavoro sul razzismo è l'evoluzione di una metodologia sviluppata da Mariapia Borgnini e Giosanna Crivelli durante dieci anni nelle classi del pretirocinio d'integrazione, sfociata nel libro "Fotolinguaggio".
Il risultato è uno strumento che mette in pratica un’educazione all’interculturalità ed è ispirato alla convinzione che ognuno è “soggetto portatore” di esperienze arricchenti per il singolo e per il gruppo.
Il linguaggio fotografico offre una grande opportunità di fare emergere i vissuti e aiuta a raccontare storie personali. Con i giovani stranieri del pretirocinio di integrazione, attraverso le attività di lettura di immagini, fotocollage e produzione di fotografie le autrici del libro hanno lavorato attorno ai temi del raccontare le loro storie personali di adolescenti emigranti o migranti, del viaggio per arrivare in Svizzera e dell'impatto con la nuova realtà. Attraverso l'utilizzazione del fotolinguaggio e con una metodologia da loro messa a punto, nel susseguirsi dell'esperienza hanno proposto l'elaborazione di risposte emotive a situazioni che di volta in volta si sono presentate.

Cinque sono le pratiche di lavoro messe a punto nei laboratori :

Fotolinguaggio
Con fotolinguaggio intendiamo un set di fotografie, in fotocopia laser a colori, tutte in formato A4, messe in mappette di plastica. La scelta delle fotografie con cui lavorare è di fondamentale importanza: sono fotografie tratte da libri di fotografi e di artisti, dunque fotografie vissute, create con la sensibilità particolare dell'artista, immagini che permettono di andare oltre alla superficie, immagini non univoche, che sempre hanno quel tanto di ambiguità che permette una lettura diversificata.
Ai ragazzi viene chiesto di scegliere un’immagine (una per esercizio) che li rappresenti nelle situazioni indicate dalle consegne.

Fotocollage
Il fotocollage è una tecnica manuale che permette di realizzare delle immagini composte da parti fotografiche. I ragazzi costruiscono i loro fotocollages utilizzando le fotocopie in bianco e nero di due o tre immagini scelte nel set di fotolinguaggio, nel contesto di una tematica e seguendo una consegna precisa, con il compito di creare un'unica e nuova immagine, utilizzando parti ritagliate dalle fotografie (devono utilizzarle tutte, le due o le tre fotografie scelte in precedenza), il disegno, i colori, e di dare un titolo all'immagine risultante.

Osservare libri di fotografia
I libri di fotografia ed i cataloghi di mostre fotografiche si prestano ad introdurre alcune attività, creando il clima emotivo adatto, ed offrono spunti e suggestioni utili a realizzare i fotocollages e le fotografie.

Fotografare
I ragazzi scattano fotografie. Ogni ragazzo ha a disposizione un apparecchio compatto autofocus automatico con un obiettivo fisso di 35 millimetri ed un’apertura massima di diaframma 2,8. Un obiettivo luminoso abbinato ad un film ad alta sensibilità permette di ampliare la portata di illuminazione del flash. Questa attività viene svolta durante i laboratori o come compito al di fuori del lavoro comune. L’incarico può essere affidato individualmente o in gruppo. Non sono necessarie nozioni di tecnica fotografica.

Farsi fotografare
I ragazzi vengono ritratti dai compagni sia durante le realizzazioni di immagini fotografiche (in gruppo o a coppie), sia per documentare i lavori in corso.

Il libro di riferimento :
" Fotolinguaggio, un’esperienza didattica con ragazzi d’altrove", di Mariapia Borgnini e Giosanna Crivelli, edizioni Casagrande, finanziato dalla commissione federale per l’integrazione degli stranieri e dallo stato del cantone Ticino. Esiste la versione italiana, tedesca e francese.
Su richiesta vengono proposti dei workshop d'introduzione alla metodologia del fotolinguaggio, vedi informazioni sul sito : www.fotolife.ch

Tema "Razzismo" : premesse
Il tema "razzismo" nello svolgimento dell'esperienza è pensato come un punto d'arrivo non esplicito. Per non influenzare i risultati e non provocare un blocco emotivo, l'approccio non è diretto. È il percorso che ci porta ad affrontare il tema e ad arrivare a conclusioni. Ogni passo porta al prossimo passo, e non può essere definito in precedenza. Teniamo nota di ciò che succede, facciamo un diario del percorso, che ci permetterà di vedere le dinamiche emerse.

Riguardo al tema sorgono alcune domande.
Parlando di razzismo, di cosa parliamo? Di etnia, di cultura, di religione, di ceto sociale, di diversità..., e di cos'altro? Fino a quali limiti è possibile pensare alla coesistenza di pensieri diversi? Vi è, a un certo punto, inconciliabilità? Vi è un limite all'accettazione? Cosa non devo necessariamente accettare? In questo momento storico in cui vi è guerra tra culture, in cui vi è una violenza senza etica e senza rispetto, come trasformare la violenza e l'aggressione? Quali strumenti abbiamo? Quali sono le regole di convivenza?

Una conclusione può essere: non dobbiamo "intenderci" con tutti, ma accettare e rispettare sì. E, se accetto l'altro, lo accetto per quello che è.

Percorso : creiamo dei percorsi di conoscenza di sè e degli altri
Il tema che racchiude tutto è quello del valore. Quale valore ho io? E, l'altro quanto vale ? Se so quanto valgo io e quanto vale l'altro, posso mettere in atto uno scambio. Se so quanto valgo, non devo sempre confrontarmi (o scontrarmi) con gli altri. Scoprire quanto vale l'altro non è disgiunto dal fatto che il valore è in relazione a qualcosa: ad esempio, in famiglia quanto valgo? Il valore può essere in relazione alla famiglia, alla cultura di appartenenza, alla cultura nuova con cui mi confronto... Mettiamo così in atto un'economia affettiva. In ballo c'è il riconoscimento. Non essere riconosciuti, non essere apprezzati, non essere amati è l'inizio della spirale che porta alla frustrazione, all'intolleranza, all'aggressività, al razzismo.

Per riconoscere l'altro devo essere in grado di conoscere me stesso. Mi riconosco se mi conosco. Ed anche per riconoscere l'altro devo conoscerlo. Se c'è un pre-giudizio non posso conoscere l'altro.
Devo imparare a conoscere i miei limiti ed i miei punti di forza. E a vedere che i limiti possono essere i miei punti di forza. Parto dai limiti per arrivare a superarli o ad accettarli.

I laboratori si situano tra due poli: tra ciò che io sono e ciò che vorrei essere, tra ciò che l'altro è e ciò che io vorrei che fosse. Questa esperienza porta a capire che posizioni opposte possono coesistere, che ognuna può avere una sua ragione di essere, e che non vi è giusto o sbagliato.

La coniugazione dei pronomi personali porta alle tematiche da affrontare
io chi sono? come mi vedo? come penso che mi vedano gli altri? come mi vedono gli altri? da dove vengo? dove sono? dove vorrei essere?
voglio essere come; non voglio essere come
ma io mi conosco? sono veramente come appaio?
quale è la parte di me che a volte mi sorprende, e che non capisco?
tu come ti vedo? comi mi vedi? in cosa siamo simili? in cosa siamo diversi? in cosa ci capiamo? in cosa non ci capiamo? come comunichiamo? come possiamo capirci meglio? cosa posso apprendere da te? cosa puoi apprendere da me?
queste domande valgono per ogni situazione collettiva
noi, due insieme cosa siamo? come ci definiamo?
quando, a essere in due, abbiamo qualcosa in più? e quando qualcosa in meno?
cosa possiamo scambiarci?
noi, gruppo cosa ci rende "gruppo"? cosa ci accomuna? come ci definiamo? in quali occasioni stiamo insieme? quali attività facciamo insieme? come ci presentiamo agli altri? come vediamo gli altri, che non sono del nostro gruppo? come pensiamo che ci vedano gli altri, che non sono del nostro gruppo?
voi perché dico voi e non noi? chi siete? come vi vedo? cosa ci accomuna? cosa ci separa?
loro chi sono "loro"? come li vediamo? come pensiamo che ci vedano? cosa ci rende simili? cosa ci rende diversi? li conosciamo? li vogliamo conoscere? come facciamo a conoscerli? cosa succede se non vogliamo conoscerli?
l'altro l'altro vicino, l'altro lontano, l'altro conosciuto, l'altro sconosciuto

Alcuni temi su cui costruire le applicazioni
le radici qual'è il mio paese? cosa significa per me? dove mi sento bene? dove vorrei essere?
le radici sono: luoghi, persone, oggetti, dettagli, profumi…
ma anche: forme di pensiero, modi di parlare, cultura
la tradizione da dove viene la mia visione delle cose? chi me l'ha insegnata? conosco la storia della mia famiglia, e delle persone del luogo in cui vivo? cosa dei loro insegnamenti integro nella mia vita e cosa rigetto?
le credenze quali sono le credenze su cui baso i miei giudizi? quale è il mio metro di misura?
l'identificazione con chi vorrei identificarmi? quali sono i miei eroi? con chi invece non vorrei identificarmi?
il giudizio vedo e...
osservo e giudico o osservo e constato?
come posso farmi un'idea degli altri, di come sono?
il pregiudizio cosa è il pregiudizio? ho dei pregiudizi nei confronti degli altri?
mi osservo e constato che...
la tolleranza cosa vuol dire essere tolleranti? è facile esserlo? per accettare l'altro perdo o guadagno delle parti di me stesso? quanto e cosa di me devo eventualmente perdere per accettare l'altro che è diverso da me? e cosa eventualmente apprendo nel confronto con l’altro?
l'intolleranza cosa mi dà fastidio? cosa non riesco ad accettare?
cosa potrebbe invece farmi cambiare la mia opinione?
la discriminazione vi sono situazioni in cui mi sento discriminato? cosa mi fa sentire discriminato? cosa posso
fare per evitarlo?
la curiosità sono curioso? di cosa sono curioso degli altri? cosa vorrei sapere? oso chiedere? oso stabilire un contatto? come potrei farlo?
la paura cosa mi fa paura? di cosa ho paura? posso spiegarmi perché ho paura? cosa posso fare per non avere paura?
l'ignoto cosa è l'ignoto per me? ho voglia di conoscerlo? come potrei fare?
ciò che è l’ignoto per me, per altri può essere l’universo conosciuto e quotidiano
il viaggio il viaggio, reale e mentale
il viaggio lontano, il viaggio vicino: da dove vengo, dove sono? dove vorrei andare? cosa mi aspetto? cosa temo?
lo straniero chi è lo straniero, per me, per te, per gli altri? io posso essere straniero a me stesso?
cosa ha di simile, cosa ha di diverso lo straniero? cosa mi è difficile accettare in chi è diverso da me? l'alieno, che non si può integrare, l'altro, che si può integrare

Tempi di realizzazione
L'insegnamento nelle classi del pretirocinio d'integrazione è determinato dalle particolari circostanze che caratterizza questo tipo di scuola: classe multietniche e multilingue; grado di scolarizzazione diversificato: nella stessa classe vi sono allievi quasi analfabeti e allievi con una buona formazione scolastica; difficoltà di comprensione della lingua italiana, materia di apprendimento comune; per tutti vi è l'avventura della scoperta del nuovo ambiente di vita. Il ritmo di apprendimento è dato dagli allievi più lenti. Il programma è in parte intuitivo, influenzato dal momento contingente e dall'atmosfera della classe.
L'esperienza si è svolta durante dieci giornate, a intervalli di una settimana. Molti temi sono solamente stati sfiorati: potendo ampliare questo tipo di insegnamento a tutto l'anno scolastico ogni tema potrebbe essere maggiormente sviluppato ed approfondito.

Conduttrici dell'esperienza
Giosanna Crivelli, fotografa
Cinzia Morandi e Simona Pianezzi, insegnanti nelle classi del pretirocinio d’integrazione.

Osservazioni delle insegnanti
Gli incontri di fotolinguaggio hanno contribuito a creare all’interno della classe un clima di cooperazione e di rispetto attenuando tensioni e conflitti.
In un gruppo eterogeneo, come le classi del pretirocinio, può emergere facilmente ostilità verso l’altro.
Il confronto aiuta ad affievolire i pregiudizi e gli stereotipi che nascono da relazioni conflittuali.
Raccontando il loro vissuto, le ragazze e i ragazzi hanno avuto la possibilità di esprimere le loro emozioni e i loro pensieri, di aprirsi agli altri e di conoscersi meglio.
Le classi hanno accolto con curiosità e interesse il lavoro svolto con le immagini. Inoltre, gli allievi hanno vissuto in modo positivo il fatto che quest’esperienza godesse del supporto dell’intera istituzione e che anche gli apprendisti fossero coinvolti nel medesimo progetto, condividendo un impegno verso uno scopo comune.
Per esigenze di progetto, i laboratori sono iniziati quando le conoscenze della lingua italiana erano molto limitate e per questo motivo all’inizio i tempi di lavoro sono stati più lunghi di quanto previsto.
Comunque, lavorare con le fotografie ha stimolato e favorito il linguaggio orale e l’ampliamento lessicale.
Questo metodo di lavoro ci ha permesso di affrontare insieme tematiche difficili e delicate, valorizzando le differenze nel confronto con gli altri.

Conclusione
Il materiale raccolto, diario dell'esperienza realizzata nelle due classi, è il risultato di un percorso che passa dall'io, al tu, al noi, agli altri.
Varie esercitazioni di fotolinguaggio e fotografia hanno fatto emergere un clima emotivo personale e collettivo, e hanno portato alla verbalizzazione di sensazioni, di stati d'animo, di ricordi di situazioni di vita, di desideri e di progetti futuri. L'utilizzazione di strumenti non verbali ha permesso di toccare strati più profondi ed inconsci.
Abbiamo messo a disposizione un contenitore, abbiamo creato delle possibilità di espressione: il contenitore libro, il contenitore fotografie da guardare, il contenitore fotografie da fare... Alla fine non è importante il contenitore, ma ciò che tramite esso è stato stimolato, ciò che è emerso.
Ognuno, anche se forse non lo mostra, ha un profondo desiderio e bisogno di esprimere sé stesso, di esplicitarsi, di farsi conoscere e riconoscere per quello che è e per quello che vale, e di essere rispettato. A volte manca solo lo stimolo, possiamo anche chiamarlo alibi, per avere quella fiducia che permette di esprimersi in libertà, senza la paura di non essere accettati. Già solo il riuscire a verbalizzare le proprie sensazioni, il trovare immagini che le esprimano, immagini che portano a parole, è un primo risultato, una base su cui si può costruire ulteriormente.

Questo materiale può servire da stimolo per esperienze analoghe. Può anche essere un nuovo punto di partenza, senza necessariamente doversi riferire all'iter che ha contribuito alla sua creazione.
L'essenza di questo lavoro sono i dialoghi, le frasi emerse, le fotografie ed i fotocollages realizzati. Non è importante, a questo punto, mettere il materiale prodotto in relazione alla situazione contingente in cui è stato creato, anzi, acquista forse maggiore significato, ambiguo ed ambivalente, se lasciato a sé stesso e ricuperato in altro contesto. Una frase estrapolata, un'immagine guardata potrebbe diventare l'inizio di una discussione, di un gioco di ruolo, di una rappresentazione teatrale, di un nuovo lavoro fotografico, di un video...

A volte i discorsi iniziati sono lasciati a metà, e si potrebbe aspettarsi un seguito, ma i tempi degli allievi sono lenti, il tempo a disposizione è limitato. Ed è importante riuscire a fare esprimere tutti gli allievi durante la medesima lezione, e ogni lezione ha un'atmosfera a sé stante, non può venire semplicemente ripresa e continuata. Così, con le riflessioni si arriva dove si arriva, ma gli spunti interessanti non mancano. Il seme è gettato e prima o poi darà i suoi frutti.

Materiale allegato
fotografie

Il percorso I Svolgimento esperienza